Perché proprio le mamme hanno deciso di mobilitarsi?
Perché le donne di questa regione stanno assistendo alla lenta discesa dei giovani lucani verso un futuro di povertà, precarietà, rinuncia.
Perché questa regione si sta impoverendo di valori, di speranza e di persone.
Ormai in una famiglia lucana su due, un figlio è partito per studiare o per lavorare lontano da casa.
In una visione allargata di “essere madri” e del “prendersi cura” le donne lucane, che guardano al futuro con lucidità e buon senso, hanno deciso di occuparsi e lottare non solo per il futuro dei propri figli ma per il destino di tutte le famiglie lucane, per salvaguardare l’idea e la possibilità del futuro, ed attraverso un’azione dal basso, chiedere alle persone che ricoprono ruoli di responsabilità e governo della nostra regione di impegnare ogni risorsa umana, culturale, politica ed economica per affrontare concretamente il problema di tutti i problemi: la mancanza di lavoro e per consentire a tutti di poter scegliere il proprio futuro; perché una società che non può scegliere è una società senza diritti.
Le madri chiedono alle persone che ricoprono ruoli di responsabilità e di governo di tornare ad analizzare le realtà:
-questi sono i numeri-
Nel 2005 dalle regioni meridionali sono partite circa 57 mila persone, per oltre la metà, il 53%, provenienti dalla Campania.
Se si considerano, però, i tassi migratori (per 1000 abitanti), dopo la Campania con il 5,2%, si colloca la Basilicata, con il -3,3%;
Il fenomeno migratorio nell’ultimo decennio interessa prevalentemente la componente giovanile più secolarizzata, mentre è ridotto il peso delle altre componenti. Un ulteriore aspetto che differenzia fortemente le nuove migrazioni da quelle del passato è rinvenibile nel fatto che si è verificato un ribaltamento dei rapporti di reciprocità tra l’emigrante e la famiglia d’origine: si è passati dalle rimesse dell’emigrato verso la famiglia alla necessità dalla famiglia di sostenere economicamente il giovane che fa esperienza di lavoro fuori dalla regione di origine.
Quanto al livello di istruzione di coloro che nel 2003 (ultimo anno per il quale si dispone di informazioni statistiche) hanno lasciato il Mezzogiorno per una regione del Centro-Nord, circa la metà (48,8%) aveva un titolo di studio medio-alto (diploma il 35,9% e laurea il 12,9%). Questa caratteristica è comune a tutte le regioni meridionali e raggiunge livelli decisamente elevati in Abruzzo (60%), Molise (59,7%), Calabria (55,3%) e Basilicata (54,3%).
Il progressivo appesantimento della situazione del mercato del lavoro meridionale è confermato dalla ridotta propensione di alcune fasce a partecipare al sistema occupazionale: la riduzione degli occupati si combina con una significativa contrazione delle persone in cerca di occupazione determinando un calo di circa due punti nel tasso di attività. Nel corso del 2005 si è ulteriormente consolidata la tendenza, già evidenziatasi nel biennio precedente, ad una riduzione della forza di lavoro nel Sud (circa 265 mila unità in meno rispetto al 2002, pari al -1,2% all’anno) segnale evidente di un diffuso effetto di scoraggiamenti che ha indotto soprattutto le fasce più deboli dell’offerta di lavoro(giovani e donne) a non partecipare più alla ricerca di lavoro o a rifugiarsi nel lavoro sommerso o, infine, a scegliere la strada dell’emigrazione verso le regioni del Centro-Nord.
Le politiche attive del lavoro, con riferimento al Mezzogiorno, confermano due limiti di efficacia: nei confronti dei giovani e nel raccordare sul territorio domanda e offerta di lavoro a causa della persistenza nel tempo di una condizione di inefficienza dei servizi per l’occupazione.
Nel periodo 1996-2005, nel Mezzogiorno, già tradizionalmente interessato da tassi di irregolarità assai più elevati, le unità di lavoro irregolari sono cresciute del 17,8%, pari ad un incremento in valore assoluto di 232 mila unità.
In Basilicata, in particolare, va sottolineato la quota particolarmente elevata di lavoro irregolare nel settore industriale: 25,6%, a fronte del 17% medio del Sud, con un raddoppio della quota tra il 1995 e il 2004.
Un simile peso, in una regione con importanti realtà industriali, conferma l’esistenza di forti e reciproci legami tra realtà regolari e mondo sommerso, sia attraverso l’utilizzo di forme di lavoro non regolare nelle aziende emerse sia attraverso rapporti di fornitura con imprese completamente sommerse.
E’ notevole il flusso di giovani meridionali che studiano al Centro-Nord nonostante la graduale espansione degli atenei meridionali. Ciò se per un verso è un dato positivo per l’altro verso è un’ulteriore occasione per la “fuga di cervelli” dal Mezzogiorno.
Secondo i dati della Svimez, negli ultimi cinque anni più di duecentomila giovani tra i venti e i trenta anni sono partiti dalle regioni del Sud con una crescente quota di donne.
I chilometri del laureato
Mobilità per motivi di lavoro a un anno dalla laurea
Area Geografica | Distanza in Km |
| Dalla provincia di residenza a quella di lavoro |
Nord Italia | 34 |
Centro Italia | 43 |
Sud Italia | 214 |
Totale Italia | 88 |
Fonte: Almalaurea
Laureati stanziali e migranti
La mobilità per lavoro ad un anno dalla laurea
Area Geografica |
Laureati Occupati (%)
| |
|
Nella propria area di residenza |
Altrove
|
Nord Italia | 94,5 | 5,5 |
Centro Italia | 85,7 | 14,3 |
Sud Italia | 64,6 | 35,4 |
Totale Italia | 83,9 | 16,1 |